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lunedì 10 giugno 2013

La creatività a comando. Sottotitolo: "sono una donna, non sono una sarta!"

Buongiorno e buon lunedì a tutti!
Il fine settimana, come al solito, è volato via veloce.
Sabato ho partecipato al mercatino mensile della mia città, 
il tempo ci ha graziati e c'è stata tanta gente in centro storico.
Evviva!
 Come dice il titolo, oggi vorrei parlarvi di creatività e di commissioni.
Alcune creative lavorano solo su commissione: i loro clienti sanno ciò che vogliono, scelgono l'oggetto e decidono come deve essere fatto. La creativa procede quindi con la realizzazione, per ottenere alla fine un oggetto che rispecchia fedelmente i desideri di chi l'ha commissionato.
 Altre creative, invece creano a ruota libera: propongono le creazioni, in rete o in bancarella, che nascono direttamente dall'idea del momento. Possono esistere delle varianti, ma sostanzialmente il prodotto è quello e viene proposto così come è da chi l'ha ideato.
La mia esperienza è principalmente in bancarella: propongo creazioni in pezzi limitati, alcune sono originali dell'Angolo, nate su mia idea, altre invece, come nel caso delle pochette, derivano da cartamodelli acquistati in rete. 
Di solito le persone che incontro hanno semplicemente preferenze di colore o di dimensione, ma in linea di massima in bancarella si adotta ciò che si vede esposto.
E'  però capitato di riprodurre su commissione una creazione vista in bancarella o su Facebook, ma con una stoffa diversa, o in colori diversi: la base o il cartamodello sono quelli utilizzati abitualmente, la creazione finale sarà sempre "mia" ma asseconderà i desideri di chi l'ha commissionata.
Fin qui tutto bene, no?
Non è così semplice!
Le casistiche diventano fondamentalmente di due tipi:
Quelle che la creatività è a comando
La tipa che desidera una borsa/una collana/un accessorio  "proprio come quello che hai fatto tu, MA...."
A me il "MA" fa paurissima, perchè dopo quelle due letterine pronunciate dalla tipa, ecco una serie di "leggere" modifiche tipo: bottoni di chiusura in più, o aggiunta di cerniera o gancetto o fibbia  in un modello in cui non è previsto nulla del genere, oppure più o meno fiori, o al posto di un ornamento ne vorrebbero un altro con tutt'altra forma.... e viaaaaa a stravolgere il progetto iniziale!
Quelle che fanno confusione tra "creativa" e "sarta": 
Le tipe che si fermano a guardare mentre lavoro ad uncinetto, si fanno coraggio e mi chiedono una riparazione di maglie, coperte, tovaglie, centrini vari, che il gatto ha strappato o il tempo  e l'usura ha consumato. 
Tanto "maglia e uncinetto sono la stessa cosa",  e ci vuole un attimo a riparare quel capo "a cui tengo tanto/che mi regalò la bisnonna/che è un tesoro di famiglia/che l'ho dato alla maglierista ma lei mi ha detto che non me lo ripara". 
Tutte quante non si rendono conto che non si possono fare aggiunte "con la colla", ma che si deve ri-fare tutto daccapo, si deve pensare ad un nuovo cartamodello, tagliare nuovamente la stoffa, cucire e ricucire, pensare a come inserire una nuova cerniera in un cartamodello fatto per non averla, oppure cercare il filato uguale in un capo che non hai fatto tu, disfare parti, studiare come integrare pezzi mancanti.....
Quando inizio a spiegare queste cose, capita di ricevere in cambio la faccia del "beh, dov'è il problema?", non rendendosi conto che il "problema" è impiegare tempo nello studio di un nuovo oggetto e tutte le operazioni che ne conseguono e che si traducono, inevitabilmente, in costi aggiuntivi.
Costi che sono difficili da quantificare e, spesso, onestamente antieconomici per chi li deve affrontare.
Quindi, come comportarsi?
Io ci ho pensato tanto, ma davvero tanto, ho pensato alle persone che hanno adottato una mia creazione, (magari anche chiedendomi piccole modifiche, che faccio sempre volentieri perché è anche giusto così),  ma che fondamentalmente sono rimaste colpite dalla mia idea, dalla mia fantasia e dal mio gusto, e tutto questo gli è piaciuto così come l'ho pensato.
Ecco, io ho pensato a loro, e alla mia soddisfazione nel pensare che una robina, nata nella mia testa, è piaciuta così come è... e sono giunta ad una piccola e modesta conclusione:
come recita il sottotitolo "sono una donna, non sono una sarta", ho deciso, con molta semplicità e onestà, da un po' di tempo a questa parte, di non creare su commissione.
La mia idea di creatività è: assecondare i desideri di chi vuole adottare una mia creazione, ma solo se ciò riguarda piccole variazioni alla mia idea di base, e questo esclude necessariamente lo stravolgere il mio progetto per renderlo simile a quello di un altro.
Creare unicamente su comando, creare oggetti che non mi rispecchiano, che mortificano la mia fantasia o che sono simili a qualcosaltro, non è lo scopo per cui è nato LangolodiFrancesca.
Questa filosofia, che seguo da tempo è per me la scelta più giusta, perchè rispecchia la ragione principale per cui è nato l'AngolodiFrancesca, che è la mia dimensione, il mio modo di creare e di sfogare la fantasia.
Ho pensato molto se scrivere o no questa riflessione, rischiando di apparire presuntuosa, rischiando di fare la figura della "preziosa", ma alla fine ho deciso che fosse il momento giusto per dire la mia su questo argomento. Probabilmente per me è facile perchè LangolodiFrancesca non è il mio lavoro, ma è la mia passione: posso permettermi di decidere se e quando creare, se e quando mostrare ciò che ho creato. Ma allo stesso modo, proprio perchè è una passione, LangolodiFrancesca e le mie creazioni sono tempo "rubato"  al marito, ai miei animalini, alla casa e a tutte le infinite cose che mi piace fare e che mi piacerebbe continuare a fare. Ecco perchè ogni piccola creazione è unica, pensata e fatta con il cuore e, come tale, ha infinito valore per me e per chi sa apprezzarla. Per questi motivi, non produrrò mai taaaante cose tutte uguali o cose "uguali" a quelle che fa tizio o caio. Il tempo è poco e voglio continuare a creare ciò che mi piace.
Dopo questa lunghissima riflessione, che spero possiate apprezzare, vorrei leggere quello che pensate voi.
Buon pomeriggio! :)




mercoledì 29 maggio 2013

Dare un prezzo alle creazioni... parliamone!

QUI IL TESTO DA CUI E' PARTITO IL PENSIERO...
Tempo fa ho letto l'articolo linkato qui sopra, relativo ai prezzi delle nostre creazioni.
Quante volte siamo stati come visitatori ad un mercatino dell'artigianato e ci siamo accorti che i prezzi erano o troppo alti o troppo bassi rispetto all'oggetto in vendita?
Oppure, quante volte abbiamo avuto difficoltà a dare un prezzo al nostro lavoro?
Io mi sono trovata spesso in entrambi i casi e da qui voglio condividere con voi alcune riflessioni.
1) Per chi non è "addetto" ai lavori, spesso, i prezzi sembrano tutti troppo alti. Purtroppo molte persone credono che "fatto a mano" sia sinonimo di "costa poco", ma se escludiamo i casi plateali di ciofeche (beh... voi non avete mai visto ciofeche sulle bancarelle? Su, siate sinceri!), in linea di massima una creazione fatta a mano "non costa meno",  perchè dietro c'è un'idea, c'è la scelta di materiali particolari, c'è cura nel dettaglio e manodopera (in alcuni casi taaaaaanta manodopera), e tutto questo è giusto che venga ripagato.
Certo, se vicino a noi, e questa cosa capita in alcuni terribili e disastrosi mercatini di PSEUDO artigianato, in cui non c'è assolutamente la selezione dell'artigiano, ma si mettono insieme artigiani e rivenditori, vi trovate una bancarella di, appunto, rivenditori, è ovvio che  la vostra sciarpa fatta a mano, con dettagli fatti a mano, cura dei particolari che la rendono un pezzo unico, costerà molto di più che una sciarpa lavorata industrialmente, uguale a mille altre nel mondo. Il cliente medio secondo voi quale acquisterà?
Se avete partecipato almeno una volta nella vita a mercatini "misti" di questo tipo, saprete senza dubbio rispondere!
2) Non ho la soluzione a questo problema, se non invitarvi a seguire una regola di buonsenso: NON partecipate a mercatini di questo tipo. Si, lo so che può sembrare facile per chi, come me, crea per hobby e un mercatino in più o uno in meno non mi cambia la vita. Ma in tutti i casi, mercatini come questi, che non distinguono l'artigiano e il rivenditore, non fanno altro che alimentare la poca conoscenza del fatto a mano, screditandone il valore. Senza contare che chi organizza e non seleziona, ma accetta tutte le tipologie di bancarelle, lo fa solo per soldi. Caspita, non ci avevate mai pensato? Ebbene si, la verità è proprio questa. E io, a costo di sembrare antipatica, non ci sto a farmi mettere alla pari di chi compra "cineserie" e le rivende alla metà di quel che vendo io una creazione simile, ma fatta a mano. Piuttosto non partecipo: non vengono screditate le mie creazioni fatte a mano, non guadagnerò nulla io, ma almeno non avrò alimentato le casse di chi organizza sulle spalle di chi è artigiano sul serio. 
3) I prezzi bassi di chi crea e aspira unicamente a guadagnare: di fronte ai prezzi troppo bassi di alcune creazioni fatte a mano, chiaramente troppo bassi rispetto alla manodopera che è stata impiegata, la risposta che le creative danno è: "se non metto prezzi bassi, non vendo". Complimenti, e allora dov'è il senso del partecipare ad un mercatino senza guadagnare una lira? Senza contare che, grazie a questi ragionamenti, vengono screditate tutte le creazioni handmade senza distinzione... Questo tipo di ragionamento avvalora la tesi del "fatto a mano costa meno". Chiedete a chi crea ad uncinetto o a chi fa cucito creativo quanto tempo impiega a realizzare, che so, un piccolo portachiavi. Rimarrete sorpresi, e il prezzo finale non vi sembrerà così alto!

Quindi, come dare un prezzo?
Personalmente io conto le ore, ma uso comunque il buonsenso: in certi casi arrivo a prezzi troppo alti per l'oggetto in sè, non tanto perchè è venduto su una bancarella, ma quanto proprio al fatto che alcune tecniche sono meno veloci rispetto ad altre e il tempo impiegato è davvero tanto. In questi casi, faccio una via di mezzo, guardo anche in rete oggetti simili e li paragono ai miei. 
Poi ci sono creazioni uguali, ma con materiali diversi e difficoltà maggiori o minori nella realizzazione: in questo caso, faccio un'ulteriore distinzione in base al materiale.
Ecco, io faccio così, forse il metodo mi porta ad avere prezzi troppo alti rispetto alla media, ma sono profondamente convinta che chi sceglie di acquistare hand made e sa il giusto valore di un pezzo unico, (proprio settimana scorsa vi raccontavo il perchè del pezzo unico), non farà storie, chiedendo il tanto odiato "sconto".
Voi come vi comportate?
Mi piacerebbe ascoltare le opinioni di chi aspira a vendere e di chi compra....!
A presto!